L’Arcivescovo della Diocesi di Cosenza Bisignano, mons. Giovanni Checchinato, riceve il Pallio in Vaticano

ROMA – Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Papa Francesco ha appena terminato la S. Messa in San Pietro: “Sarò sempre fedele e obbediente al beato Pietro apostolo, alla Santa, Apostolica Chiesa di Roma, a te, Sommo Pontefice, e ai tuoi legittimi successori. Così mi aiuti Dio Onnipotente”. È il giuramento che oggi, 29 giugno, hanno prestato gli arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’anno ai quali Papa Francesco ha concesso il pallio.

Fino ai primissimi anni di pontificato Francesco, come i suoi predecessori, li imponeva personalmente, successivamente ha deciso invece di benedirli e farli imporre ai singoli Arcivescovi metropoliti nelle loro sedi di appartenenza. Nella Basilica Vaticana 32 sono stati gli arcivescovi metropoliti ai quali poi il pallio verrà imposto nella propria sede dal nunzio apostolico locale, 29 quelli presenti alla Messa presieduta dal Papa.

Papa Francesco ha consegnato tra gli altri il pallio di Metropolita all’Arcivescovo della Diocesi di Cosenza Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato, unico italiano insieme a monsignor Ivan Maffeis. Sono presenti in San Pietro alcuni delegati del Patriarcato di Costantinopoli guidati da Sua Eminenza Job, Arcivescovo Metropolita di Pissidia. Una delegazione vaticana compie una visita analoga al Fanar il 30 novembre di ogni anno, Festa di Sant’Andrea Apostolo.

Nell’omelia il Papa ha ricordato che Pietro ha vissuto nella sequela del Signore” e che riconosce Gesù come Figlio del Dio vivente perché “solo dopo aver vissuto l’affascinante avventura di seguire il Signore Pietro arriva a quella maturità spirituale che lo porta, per grazia, a una professione di fede così limpida”.

“Pietro, ha proseguito il Pontefice, ci dice che alla domanda chi è Gesù per me non basta rispondere con una formula dottrinale. È mettendoci alla sequela del Signore che impariamo ogni giorno a conoscerlo; è diventando suoi discepoli e accogliendo la sua Parola che diventiamo suoi amici e facciamo l’esperienza del suo amore che ci trasforma”.

“La sequela di Gesù – ha sottolineato Papa Francesco – non può essere rimandata; lì non si può esitare”, e dire “non sono degno è un’astuzia del diavolo, che ci ruba la fiducia nella grazia di Dio, facendoci credere che tutto dipenda dalle nostre capacità. Distaccarci dalle nostre sicurezze terrene, subito, e seguire Gesù ogni giorno: ecco la consegna che Pietro ci fa oggi, invitandoci a essere Chiesa-in-sequela. Chiesa che desidera essere discepola del Signore e umile ancella del Vangelo. Solo così sarà capace di dialogare con tutti e diventare luogo di accompagnamento, di vicinanza e di speranza per le donne e gli uomini del nostro tempo”.

Paolo risponde alla chiamata con “l’annuncio del Vangelo: chiuso nell’orgoglio della sua rigida osservanza, scopre in Gesù il compimento del mistero della salvezza. Paolo dedica la vita a percorrere terra e mare, città e villaggi, non curandosi di soffrire stenti e persecuzioni pur di annunciare Gesù Cristo. Più egli annuncia il Vangelo, più conosce Gesù. L’Apostolo ci insegna che cresciamo nella fede e nella conoscenza del mistero di Cristo quanto più siamo suoi annunciatori e testimoni. Questo succede sempre: quando evangelizziamo, restiamo evangelizzati”.

“E’ bello crescere come Chiesa della sequela, come Chiesa umile che non dà mai per scontata la ricerca del Signore. È bello se diventiamo una Chiesa al tempo stesso estroversa, che non trova la sua gioia nelle cose del mondo, ma nell’annuncio del Vangelo al mondo, per seminare nei cuori delle persone la domanda su Dio”, ha precisato il Papa.

Infine rivolgendosi ai Metropoliti, Francesco ha ricordato che il pallio è “segno della comunione con la Chiesa di Roma”, invitandoli a essere “apostoli come Pietro e Paolo. Siate discepoli nella sequela e apostoli nell’annuncio, portate la bellezza del Vangelo ovunque, insieme a tutto il Popolo di Dio”.

Grande gioia per la consegna del pallio all’Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Cosenza Bisignano Mons. Giovanni Checchinato che questa mattina lo ha ricevuto dalle mani di Papa Francesco.

Gli Apostoli Pietro e Paolo sono davanti ai Vescovi e al Papa, come testimoni. Non si sono mai stancati di annunciare, di vivere in missione, in cammino, dalla terra di Gesù fino a Roma. Qui lo hanno testimoniato sino alla fine, dando la vita come martiri. Se andiamo alle radici della loro testimonianza, li scopriamo testimoni di vita, testimoni di perdono e testimoni di Gesù.

Ogni anno, nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo del 29 giugno, il Papa benedice i nuovi Sacri Palli che vengono custoditi, fino all’anno successivo, in una cassa d’argento dorato, dono di Benedetto XIV, conservata nella cosiddetta «nicchia dei palli» presso la Tomba di San Pietro, sotto l’Altare della Confessione, da dove vengono prelevati per essere imposti ai metropoliti.

Il pallio è il simbolo di un legame speciale con il Papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, l’arcivescovo acquista di diritto nella propria Arcidiocesi Metropolitana: il Cerimoniale dei Vescovi lo dice chiaramente: “Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo è il pallio”… Secondo il Codice di diritto canonico, un metropolita deve richiedere il pallio entro tre mesi dalla sua nomina ed è autorizzato a indossarlo solo nel territorio della propria diocesi e nelle altre diocesi della sua Provincia Ecclesiastica.

Ma cosa è il pallio e da dove nasce questa tradizione?

È certo che, fin dal 336, il Papa già lo conferiva. Il liturgista Righetti ci racconta le origini e il significato di questa insegna: sarebbe nata da un famigerato mantello appartenente a San Pietro dal quale, man mano vennero tagliate delle strisce per confezionare reliquie, fino a che, esaurite le autentiche, ne furono fatte altre con la stessa foggia e col medesimo valore simbolico.

In origine era una semplice striscia di lana aperta e veniva indossato durante le celebrazioni, solo il Papa lo indossava sempre. Il Pallio è l’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione, simbolo della pecora smarrita e del Buon Pastore che dà la vita per il suo gregge, è costituito nella sua forma attuale da una fascia di lana bianca larga 4-6 cm ornata di sei croci e frange di seta nera, le cui due estremità ricadono sul petto e sulle spalle.

I Sacri Palli vengono confezionati con la lana di due agnelli bianchi allevati dalle religiose del convento romano di San Lorenzo e poi offerta al Papa dai religiosi dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, che servono la Basilica di Sant’Agnese fuori le Mura. Gli agnelli vengono benedetti nella basilica di Sant’Agnese il 21 gennaio. Le suore di Santa Cecilia in Trastevere tessono i Palli con la lana degli agnelli appena tosati.

Dal 2015 il Papa consegna il pallio, senza imporlo, a ogni Metropolita a cui sarà imposto, nella propria sede, dal Nunzio apostolico della nazione. Anche l’arcivescovo Checchinato quindi si è recato a Roma, accompagnato da una delegazione di fedeli laici, religiosi e sacerdoti della diocesi, per ricevere da Papa Francesco la preziosa insegna arcivescovile che potrà usare solo dopo che il Nunzio Apostolico d’Italia gliela imporrà in una celebrazione particolare che si svolgerà nella nostra Cattedrale di Cosenza a data da destinarsi.

Luisa Loredana Vercillo (ph. Don Mario Ciardullo)

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