Cosenza, presentato il libro di Don Mario Ciardullo “Dio amante della vita” e due sue sculture. Mons. Checchinato: “La vita è la possibilità che ci è messa tra le mani di apprezzarla come dono”

Si è tenuta ieri sera, venerdì 26 gennaio, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Cosenza, la presentazione del libro di Don Mario Ciardullo, “Dio amante della Vita”, dalla bioetica sul fine vita a Chiara Luce Badano, TAU Editrice.

Un saggio filosofico- teologico su uno dei temi tra i più dibattuti degli ultimi tempi, quello sul “fine vita”: se sia lecito e si ha il diritto di porre fine alla propria vita da sé stessi o tramite altri, per particolari situazioni esistenziali. Da qui la necessità dell’autore di condurre il lettore ad una seria riflessione etica che diventi poi di tutti e conduce all’urgenza di contrastare la deriva “necrofila” che in seno alla società rischia di offendere il vero senso della vita e il “Dio amante della vita”.

Ha moderato la discussione Eugenio Gallo, hanno preso parte alla presentazione oltre all’autore don Mario Ciardullo, don Antonello Gatto, docente di Dogmatica presso l’ISRR San Francesco di Sales di Rende e presso la Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale Istituto Redemptoris Custos sempre di Rende; la professoressa Aquilina Sergio Docente di Bioetica e Filosofia Morale presso la Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale Istituto Redemptoris Custos- Rende Mons. Checchinato, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, autore della prefazione al testo presentato, ha concluso i lavori.

Don Antonello Gatto ha posto l’accento nel suo intervento oltre che sull’intensità emotiva delle pagine dedicate a Chiara Luce Badano su quello che emerge nelle pagine di Don Mario Ciardullo: la biofilia di Cristo che non solo dona la sua vita sulla Croce, ma che nel suo andare terreno dona la vita attraverso i suoi miracoli che ci introducono in una dimensione liberatrice e liberante della Sua azione. Cristo si presenta come un “rivoluzionario” come quando per esempio guarisce di sabato, e ci pone di fronte al suo “donare la vita” al suo operare a favore della vita. Il possesso è tutto ciò che non è amore e il Cristo ci pone nella “visione” prospettata dall’autore del libro, di un Dio, considerato erroneamente giudicante, ma che in realtà è Padre misericordioso… Dalle pagine di Don Mario infatti emerge l’etica stesso di Cristo. Un libro bello, scorrevole, emozionante” ha concluso.

La professoressa Aquilina Sergio, esperta di Bioetica, indica il retroterra della nascita della stessa nei campi di concentramento, nelle sperimentazioni dei nazisti che hanno reso l’uomo oggetto e non soggetto: l’uomo però deve essere sempre il fine ed ecco che la Bioetica diventa il ponte tra la scienza e l’etica: “abbiamo bisogno della tecnica e della scienza che devono rimanere un mezzo per migliorare la vita senza perdere in umanità. La nostra vita è segnata dal limite e questo emerge dalle pagine del libro il quale ci indica che dobbiamo ricorrere alla cura, alla compassione verso gli altri che ci permette di non passare oltre, ma di scorgere la sacralità della vita stessa. La studiosa cita la giovane beata: Chiara Luce Badano nel suo tema “Fugit irreparabile tempus” chiede di fermarsi a riflettere sul senso della nostra vita spesso “immersi in tempi che non esistono: o nel ricordo o nel rimpianto…In realtà… l’unico tempo che l’uomo possiede è l’attimo presente che va vissuto interiormente sfruttandolo appieno” conclude.

Nel suo intervento, Don Mario Ciardullo ha ricordato i due motivi per il quale ha dedicato questo lavoro al tema della bioetica. Il primo dettato dalla vita pastorale, dall’incontro con la gente e la sua sofferenza, le sue domande sul senso della vita e l’idea di un Dio che assiste alle sofferenze degli uomini senza intervenire. Il secondo motivo: l’esperienza personale della sofferenza di suo padre che non solo ha mostrato una realtà di fede, ma dal quale emerge il modo in cui Dio si è reso presente in quella sofferenza, mostrandosi non solo presente e vivo, ma anche provvidenziale.

L’autore sottolinea che ha provato a rispondere alla domanda che da sempre affligge l’uomo di tutti i tempi: “Perché Dio permette la sofferenza? Ci troviamo di fronte all’ossimoro bioetico: da un lato un Dio amante della vita in tutte le sue forme, dall’altro ho trattato della sofferenza della beata Chiara Luce Badano che ha saputo essere discepola di un Dio biofilo, amante della vita, nonostante il dolore. Un dolore che ci pone interrogativi, oggi pare che niente sia impossibile all’uomo e allora se una cosa è possibile mi sono chiesto, è sempre lecita? Spesso si pretende una certa qualità della vita e si rende però la stessa priva di valore; la vita non è difesa, non è promossa non è apprezzata è desacralizzata bisogna tornare al Vangelo della vita. Chiara Badano diceva “abbiamo una sola vita e vale la pena di viverla bene”. Ricorda poi che l’amore di Dio per le sue creature non è un amore statico che si è mostrato una sola volta e concluso, ma è un amore dinamico…”

Nell’ottica di questo dinamismo don Mario si è chiesto “perché non osare? E allora vi mostro il mio Dio amante della vita, il suo volto e la sua mano” ha concluso l’autore del libro e poi si è recato a scoprire due opere: una sul marmo, il volto di Gesù e una ricavata intagliando il legno, una mano aperta.

Don Mario ha spiegato che da un’attenta osservazione il pollice appare più grande perché il pollice è ciò che tiene in equilibrio le dita della mano e perché in esso ha visto la “la mano di Gesù che tiene in equilibrio attraverso la Crocifissione la nostra vita”. Sul legno si scorge poi un rialzo che sembra proprio la testa del chiodo, ma in realtà l’autore lo ha considerato come il bubbone presente nel quadro raffigurante la Madonna del Pilerio: “ho voluto immaginare che sulla mano di Gesù ci fosse il bubbone della peste perché è lui che ci salva dalla peste dei mali spirituali e materiali” ha concluso don Mario tra gli applausi dei presenti.

La serata è stata conclusa dal Padre Arcivescovo S.E. Mons. Checchinato che ha invitato i lettori a riconoscere la vita come qualcosa che sempre ci travalica, ci supera, “altrimenti vogliamo possederla e non è possibile poiché essa è espressione della infinità di Dio”.

Il Vescovo cita il Prologo di San Giovanni: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno accolta…La vita va custodita, curata, protetta, gustata, eppure ci sfugge in qualche modo, Gesù ci ricorda nel Vangelo che non possiamo aggiungere neanche cinque minuti alla nostra vita”.

Da qui un invito a guardare la vita a partire dalla nostra fede, “questa vita che ha un senso in Dio…C’è qualcosa che ci precede perché è stata creata ed è la vita, da qui sgorga o almeno dovrebbe sgorgare la gratitudine. La vita è la possibilità che ci è messa tra le mani di apprezzarla come dono e se abbiamo fede di dire grazie a Dio autore della vita!”

Luisa Loredana Vercillo

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